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GIOVANNI PEDULLA'

 

Tributi

 

Testo di Vittoria Coen

 

Il valore che la forma ha nell'opera di Giovanni PedullÓ appare riconfermato nei suoi ultimi lavori.

Il vero gesto creativo di assemblaggi e sovrapposizioni d'immagini rarefatte e sintetiche al tempo stesso, ne Ŕ la chiave di lettura.

Nel suo universo magico si sdoppiano le forme, si moltiplicano i contorni generati da suggestioni ottiche, ma soprattutto mentali.

Dal passato affiorano sembianze di uomini e animali circoscritte in contorni araldici, che si intrecciano fino ad accavallarsi nei vaneggiamenti di un sogno o di uno scenario mai vissuto.

Ci˛ che si racconta Ŕ la memoria storica, un senso esistenziale di continuitÓ espressa in forma di passato, presente e futuro.

 

"Nel sogno dei morti"
cm130x100
1987

     
     

"Il bacio dell'asino"
cm.140x100
1987

 

Immagini ricche di movimento si stagliano su sfondi volutamente appiattiti, mettendo in risalto l'avvicendarsi di figure che, apparentemente generate da un unico nucleo, si ripropongono con forza grazie a sapienti tagli operati sulla tela.

Si passa con disinvoltura da frammenti di situazioni paradossali, come ne L'uomo che parla alle foglie, a proiezioni figurali di sapore arcaico, ad apparenze primitive.

Si tratta, comunque, di un primitivismo ancora da vivere, ipotizzato dai presagi di una catastrofe nucleare, dopo la quale ci si potrebbe trovare a ricostruire la vita dal nulla, solo sulla base di un ricordo.

     
     

L'irrequietezza, il vibrante movimento della linea costruiscono uno spazio d'inframmettenze di materia e colore e di variazioni percettive, alla luce di costruzioni irregolari e vagamente architettoniche, che ricordano certe contorte strutture alla Gaudý, mentre le sollecitazioni create da bicromie ad effetto del fondo bianco e della juta grezza, rovesciano i rapporti di forza in una costante tensione tra pieni e vuoti.

Sospese in un'ironica conversazione tra viventi simili o dissimili, come nel Bacio dell'asino, le fantasie del sogno diventano realtÓ.

Sagome sdoppiate danzano una danza tribale senza tregua dando forma a un iconico allusivo.

Vittoria Coen

 

"L'uomo che parlava alle piante"
cm.130x100
1987

     

 


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